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Itinerario: Napoli

regione: Campania
Situata sull'omonimo golfo, tra il Vesuvio e l'area vulcanica dei Campi Flegrei, Napoli si affaccia su uno scenario tra i più celebrati e incantevoli al mondo. In una città dove il sole splende per 250 giorni l'anno, unica per cultura e storia, non poteva mancare una tradizione culinaria che per varietà e ricchezza è più paragonabile a quella di un’intera nazione che di una città.
Cucina
La gastronomia napoletana è tra le più ricche e originali cucine italiane che si sviluppa in seguito ai diversi influssi greci, arabi, normanni, francesi – e popolari, arricchite dalla fantasie e dall’ingegno tipico dei napoletani che hanno dato vita a creazione come la pizza diffusa in tutto il mondo.

Tra i pitti famosi ci sono gli "Spaghetti al Pomodoro Fresco" e i "Vermicelli alle Vongole Veraci" ma altrettanto celebri sono anche i "Maccheroni al Ragù", le "Lasagne Imbottite" e "I Fusilli alla Ricotta". Ottime le minestre preparate con le verdure proveniente direttamente dalle pendici del Vesuvio: "La Maritata" con cavoli e carne di maiale, la "Parmigiana" di melanzane, gli zucchini "a' scapece" o in carpione e i peperoni imbottiti.

Non si può dimenticare il pesce, una delle specialità di una città dalla millenaria tradizione marinara: zuppe di pesce, di vongole, frittura di triglie e calamari, polpi affogati. Da segnalare anche il "fritto misto napoletano" che unisce carne, frattaglie, pesce e verdura in pastella con polenta, panzerotti ed altro: un piatto croccante da servire ben caldo.

Da ricordare infine la "mozzarella in carrozza" e la "bistecca alla pizzaiola" con pomodoro fresco, la zuppa di soffritto (frattaglie di maiale).

Tra i dolci, famosissima la pastiera a base di ricotta, le sfogliarelle, le zeppole, gli struffoli, i taralli, i casatielli, i "babà", gli spumoni, i fiori d'arancio, i canditi e i gelati in genere.

Napoli e la pizza
La pizza è senza dubbio la creazione più celebre della cucina campana. Già nota ai romani, in un primo tempo era allora una specie di focaccia di grano, chiamata lagana o picea, da cui deriva "piza" e infine "pizza".

Quella dei giorni nostri ha però una storia che risale a circa due secoli fa e, come oggi veniva mangiata dal “popolino” dai Reali. Si narra che Ferdinando IV di Borbone ne fosse così ghiotto da utilizzare una volta, per cuocerla, i forni di Capodimonte da dove uscivano le preziose ceramiche. Si lasciarono conquistare da questo piatto meridionale anche i sovrani piemontesi: fu per Margherita di Savoia che nel 1889 il pizzaiolo Raffaele Esposito creò la pizza "tricolore" con mozzarella, pomodoro e basilico, che si chiamò appunto "pizza Margherita".
Vini
Vanno ricordati i vini prodotti direttamente dalle pendici del vulcano: Il Vesuvio e il Lacryma Christi.