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San Valent’…UNO !

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Arriva ogni volta, questa data tardo invernale, col suo fardello di pensieri. 14 Febbraio. San Valentino.
La sente arrivare ogni Chef che sbuffa sapendo di dover presto spruzzare essenza di violetta sul risotto, buttare petali di rosa sul cocktail di gamberetti e guarnire la tavola coi colori dell’amore.
Un po’ controvoglia la sentono arrivare l’uomo innamorato, che dovrà mettere mano al portafogli per la cenetta romantica, e la donna radical-chic che mai vorrebbe trovarsi al ristorante in mezzo a mille coppiette, ma che poi si commuoverà come loro al momento del brindisi e del mazzetto di fiori.
E gli altri?
Ed io, prototipo di quel single che “se è tanto di moda sarà perché come me ce ne sono tanti”?
Io, cosa mangerò nella serata dedicata al legame d’amore, alla coppia, al trionfo del numero due?
Io, che son solo, che me ne faccio di una cena di San Valentino?
Ne voglio una di San Valent’UNO!
Voglio anch’io celebrare una festa, ma che sia senza colori pastello ne rilasci profumi di fiori.

...preparo

Delicatissima frittata di cipolle e aceto balsamico
Il vantaggio di non dover baciare nessuno va immediatamente sfruttato.
E’ però ben vero che, per come ho intenzione di trattare la cipolla in questo antipasto, non avrei effetti collaterali comunque. Sì perché la mia cipolla bianca, affettata a fini rondelle con l’affettatrice (o anche a mano a seconda di quanto si desideri piagnucolare per la propria condizione di single), se opportunamente cotta in una colma di olio di semi fino alla prima imbrunitura, non creerà problemi di alito pesante. Dopo aver così sedato i suoi venefici effetti, raccolgo la cipolla dal tegame con una forchetta, scolando l’olio, la ripongo in un altro
contenitore plastico dove in frigorifero potrò conservarla per alcuni giorni. Poi rompo due uova in una boule di vetro, aggiungo un poco di sale, due macinate di pepe e una manata di Parmigiano Reggiano grattugiato.

Prima di iniziare a mescolare il tutto aggiungo un paio di forchettate della cipolla “sgasata”. E così l’intruglio è pronto alla cottura. Prendo la padellina antiaderente monoporzione (quella per riscaldare la cotoletta di pollo surgelata, per intenderci…) e ne cospargo il fondo con un filo di olio extravergine. Accendo il fornello con un fuoco vivace e lascio che l’olio diventi bollente. Solo in quel momento, armati di cucchiaio di legno, verso il contenuto della boule e mi metto a mescolare come se preparassi un uovo strapazzato.
Spengo il fuoco quando il composto si è appena rassodato. Verso in un piatto e cospargo con un poco di aceto balsamico tradizionale o, in mancanza di quello, con una glassa balsamica.
Frullato di porcini e patate
Il frullatore, o mixer, è la panacea di tutti i mali quando si tratta di usare ingredienti che son stati belli la settimana scorsa o che la natura ha creato tozzi e grinzosi, a tal punto brutti da nasconderli sotto terra, ma che se diventano Vellutata, o ancor meglio Créme, o Potage, acquistano un blasone inaspettato e vanno sorseggiati col mignolo all’insù. E dunque frullerò quest’oggi altre due mummie della mia dispensa. Un vasetto di porcini trifolati che mi ha regalato la zia Marta pensando, poveretta, di fare un dispetto al suo ex marito piemontese che ogni anno mi porta i funghi e tartufi, e una patata triste che avevo preso da fare arrosto ma che poi ho finito per sostituire con quelle surgelate che si trovano imbustate assieme al colesterolo.

Ho alcune cose da fare, poca roba a dire il vero, ma per evitare di perdere tempo metto sul fuoco un pentolino d’acqua per preparare del brodo vegetale. Col dado, ovviamente… che mi son dimenticato di comprare le verdure…

Intanto che si scalda l’acqua e il dado si scioglie, pelo le patate e le affetto sottili. Le metto in una casseruola dove ho fatto appassire qualche rondella di scalogno in un filo di olio e girandole spesso le faccio rosolare. Ci starebbe pure un pizzico di peperoncino.
Ora è la volta dei funghi. Se avessi dei porcini freschi certamente li utilizzerei (dopo averli puliti con della carta assorbente da cucina inumidita), ma stasera chiudo un occhio sull’aglio della trifolatura e quindi aggiungo il contenuto del vasetto nella casseruola assieme al brodo vegetale bollente a ricoprire il tutto. Cuocio per pochi minuti e poi finalmente frullo il tutto nel mixer.

Adesso posso aggiustare di sale e pepe e se non avessi la neve in giardino metterei pure un rametto di timo. Mi mangio la pappina in una tazza del caffè latte dopo aver fatto un giro di olio extravergine sulla superficie.
Arrosto di maiale alla frutta dimenticata in frigo
Durante la gita quindicinale al supermarket, ho comprato due pezzi di lonza di maiale già confezionati ad arrosto, con tanto di retina e foglia di alloro. Ne ho presi un paio, per un peso che supera di poco il chilogrammo, non perché abbia intenzione di abbuffarmi, ma perché come ogni single che si rispetti, fatta la cena porzionerò il cibo rimanente e lo metterò in freezer affinchè il microonde, in futuro, possa riportarlo a nuova vita.

In una padella antiaderente butto un filo d’olio extravergine, un pizzico di sale, uno di pepe, qualche goccia di salsa Worcestershire e una cucchiaiata abbondante di trito classico da soffritto (sedano, carote, cipolla) anche surgelato. Accendo il fuoco e quando l’olio è caldo, butto i due pezzi di lonza. Li giro poi su ogni lato in modo che facciano un po’ di crosticina tutt’attorno che servirà a non far uscire troppi liquidi dal pezzo di carne tenendo quindi morbido l’interno.

Poi spengo il fuoco perché mi son dimenticato di tagliare la frutta. Ovviamente, mi fossi ricordato, potrei solo abbassarlo e gettare in padella tutti i pezzettoni di quella frutta un po’ vizza che avevo acquistato sentendomi donna e che poi non ho mai mangiato preferendo birra e patatine.

Un paio di mele, meglio ben lavate e con la buccia, una banana e quattro o cinque prugne secche. Copro con un coperchio cuocendo a fuoco leggero. Non dovrebbe esserci bisogno di aggiungere liquidi poiché essi si sprigioneranno dalla frutta e si manterranno nel tegame, se tenuto opportunamente coperto. Nel caso però vedessi che la creazione si sta inaridendo, aggiungerei un fondo della birra che sto bevendo nel mentre, o un mezzo bicchiere di vino.

Ovviamente di tanto in tanto mescolo. Tempi di cottura? A fuoco leggero un paio d’ore.
Ma il tipo di tegame e la grassezza della carne fanno la differenza quindi ogni tanto dò un’occhiata, intingo la forchetta, e aggiusto di sale.
Gelato riciclato di fiordilatte con salsa di albicocche
Cenetta non proprio leggera, quella di stasera.
Non me le sento dunque di terminare con torta di cioccolato e mascarpone. Personalmente lo farei con un po’ di bicarbonato, ma visto che bisogna mangiare il dolce e che non ho più voglia di cucinare, opto per un po’ di gelato, che aiuta pure la digestione. Caso vuole che in casa abbia solo un cremino confezionato, di quelli al fiordilatte ricoperti al cioccolato. Non molto allettante per gli occhi.

Però ho della confettura di albicocche che scaldo in un pentolino con un po’ acqua mescolando bene. Quando è amalgamata ed addensata, aggiungo un cucchiaino di brandy.

Quindi prendo il mio cremino, lo “spellicolo” della sua copertura al cioccolato (che tengo da
parte) e con un cucchiaio, staccandolo dal suo stecco di legno lo riduco a pezzetti che faccio
cadere in una ciotola da macedonia. Ricopro con le scaglie del suo stesso cioccolato e cospargo con la crema alle albicocche. Sembra quasi bello, ed è pure buono.
Ricapitolando …
Per la Delicatissima frittata di cipolle e aceto balsamico ho utilizzato: una cipolla bianca, olio di semi, olio extravergine, sale, pepe, Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico, una boule di vetro, una padellina.

Per il Frullato di porcini e patate ho utilizzato: una patata, porcini freschi o trifolati, olio extravergine, dado vegetale, scalogno, sale, pepe, del timo se ce l’avessi avuto e del peperoncino se avessi potuto, una casseruola e un frullatore.

Per l’Arrosto di maiale alla frutta dimenticata in frigo ho utilizzato: lonza di maiale, due mele, una banana, qualche prugna secca, alloro, trito di sedano_carote_cipolla, olio extravergine, salsa Woercertershire, un fondo di bottiglia di birra o di vino, sale, pepe, una padella antiaderente con coperchio.

Per il Gelato riciclato di fiordilatte con salsa di albicocche ho utilizzato: un gelato cremino ricoperto al cioccolato, confettura di albicocche, brandy.

Per l’intera cena, che parte con due piatti che reggerebbero un bianco di struttura, ma che termina con un secondo grasso e succulento, medierei con un vino rosso di medio corpo, ma buon contenuto alcolico. Un Valpolicella, o un Merlot friulano di vendemmia recente andranno benissimo.